La mia esperienza con il Movement: come una pratica di movimento può cambiare la vita
Da una casuale lezione a Puerto Escondido a un Movement Camp in Thailandia… la storia di come la pratica di Movimento ha trasformato la mia vita.
2018: l’anno che ha cambiato tutto
Nel 2018, la mia vita è cambiata in un modo che non avrei mai potuto immaginare. Ero a Puerto Escondido, in Messico, dove facevo volontariato in un ostello in cambio di un letto. Una vita semplice: camere condivise, il ritmo lento di una località sull’oceano e, ogni mattina, lezioni offerte agli ospiti. Quasi tutte erano basate sullo yoga… e le avevo provate tutte.
Un sabato, spinto dalla curiosità e senza nulla da perdere, ho deciso di partecipare a una lezione dal titolo semplicissimo: Movement. Pensavo fosse un’altra cosa un po’ “hippie”. Non avrei potuto sbagliarmi di più.
La lezione che ha cambiato tutto
Quella lezione ha aperto in me una nuova prospettiva. Dopo pochi minuti mi sono sentito debole, scoordinato, vulnerabile… e allo stesso tempo incredibilmente incuriosito. Non si trattava di seguire una coreografia o di fare esercizio fisico: era un modo completamente nuovo di connettermi al mio corpo. Anche i movimenti più semplici erano difficili, ho dovuto risvegliare muscoli dimenticati e a prestare un’attenzione che non avevo mai avuto.
A guidare la lezione erano Jonathan e Mariana Fletcher, fondatori di Movement Puerto Escondido (che in seguito è diventato Movement Mexico). La loro presenza, le loro capacità e il loro modo di muoversi hanno acceso qualcosa dentro di me. Mi hanno fatto capire che quel percorso non solo era possibile, ma valeva davvero la pena intraprenderlo.
Così mi ci sono buttato.
L’inizio, e la lezione di umiltà
Ho subito chiesto di unirmi ai loro allenamenti giornalieri. In poco tempo mi sono ritrovato a praticare ogni mattina per tre ore. La prima settimana è stata durissima: avevo il corpo a pezzi. Non riuscivo ad alzare le braccia. Camminare era faticoso. Mi faceva male tutto, ma in qualche modo mi sentivo appagato.
Poi è arrivato l’invito: una pratica mattutina. Alle 6:00, mezz’ora di meditazione, seguita da due ore di movimento prima della lezione principale.
All’inizio, restare fermo in silenzio mi è sembrato impossibile. Ma quel momento quotidiano di quiete mi ha piano piano aiutato ad affrontare il rumore nella mia testa. Ho imparato ad ascoltare, posando le basi, silenziose ma solide, per tutto ciò che è venuto dopo.
Prima di arrivare a Puerto Escondido, avevo trascorso sei mesi in Brasile praticando capoeira, una pratica intensa, magica e potente che mi ha insegnato la perseveranza e la costanza. Al tempo però non ero davvero in ascolto di ciò che facevo: stavo semplicemente… facendo.
Con il Movement, invece, ho iniziato a integrare, percepire, prestare attenzione, esplorare… non solo a ripetere. E lì è cominciata la mia vera pratica di movimento.
Restare in squat era difficile, se non impossibile. Stare sui quattro appoggi era scomodo e instabile. Ponti e verticali risvegliavano paure che non sapevo di avere. I miei movimenti erano macchinosi e disconnessi. Mentre i miei insegnanti si muovevano con grazia, ritmo e leggerezza… Una lezione di umiltà, che mi ha motivato a continuare a presentarmi ogni giorno. Con curiosità, e la silenziosa speranza di cambiare.
L'esperienza che ha confermato la strada
Dopo quattro mesi di pratica, ho sentito parlare del Movement Camp in Thailandia. Una settimana di allenamento intensivo con Ido Portal, Odelia Goldschmidt e un team di insegnanti straordinari. Dieci ore di lezioni al giorno, più due ore di approfondimenti. 160 persone, da ogni parte del mondo. Ho pensato di non andare, convinto che sarei stato il peggiore di tutti. Ma alla fine ho comprato il biglietto, spendendo ogni euro che avevo.
Quella settimana non ha messo alla prova solo il mio corpo, ha allargato i miei orizzonti. L’interazione con persone così diverse, tutte nel processo di svilupparsi attraverso il movimento, mi ha ispirato a continuare il mio percorso.
Cosa mi ha insegnato il Movement
Il tempo trascorso a Puerto Escondido e in Thailandia non ha cambiato solo il mio modo di muovermi. Ha cambiato il mio modo di vivere. Il Movement è diventato per me un modo di incontrare me stesso: i miei limiti, le mie abitudini, le mie paure. Una pratica di presenza e onestà, giorno dopo giorno. Senza bisogno di impressionare nessuno. Senza fretta di arrivare. Il Movement non è questione di “essere bravi”. È questione di essere autentici, accettare quello che c’è e provare a cambiare quello che non piace.
Se stai pensando di iniziare
Se senti il richiamo di esplorare il tuo corpo, il tuo potenziale, la tua creatività… fidati di quella sensazione. Non serve partire con tre ore al giorno 😉 Puoi cominciare anche con poco, anche solo con una lezione, per vedere se qualcosa in te viene stimolato, risvegliato. Non devi essere forte, flessibile, coraggioso o un atleta. Devi solo essere curioso e iniziare, ovunque tu sia. E da lì, crescere al tuo ritmo.
A volte, una nuova vita inizia con un passo inatteso. Come presentarsi a una lezione che si chiama semplicemente: Movement. E se te lo stessi chiedendo… no, il mio viaggio non si è concluso con il Movement Camp. Ma quella, forse, è una storia per un’altra volta.
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by Stefano Pacucci
